Liceo "Ettore Majorana" di Putignano

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Liceo Scientifico Statale

 

 

 

RICERCHE DEI DOCENTI

 

"APPROVVIGIONAMENTI E FABBISOGNI IDRICI"

 

A.S. 2004-05  -  5^ EDIZIONE

 

prof. Giuseppe DE TOMMASO

 

 

_________________________

 

 

 

 

L’acqua:  fonte di vita

 

 

1 – Qual è la percentuale di acqua, in media, dell’essere vivente uomo?

2 – Qual è la percentuale di acqua che il nostro corpo può perdere, senza  morire di disidratazione?

3 – Quanti giorni si può resistere senza bere (senza mangiare cibi cotti  e/o succosi)?

4 – Una persona (mediamente al giorno) quanta acqua consuma al giorno ai fini nutrizionali?

 

 

 

1 -  mediamente, circa il 72% del peso nel bambino ed il 60% nell’adulto, sempre di individui di sana e robusta costituzione. Essa è presente per il 5% nel plasma sanguigno, per il 15% nel liquido interstiziale, distribuita negli spazi intercellulari, e per il 50% contenuta nelle cellule.

2 – circa il 10% del peso corporeo.

3 – da 2 a 7 giorni, dipende dall’ambiente e dallo stile di vita.

4 – circa 2,5 litri, tenendo presente che esiste un bilancio idrico giornaliero all’interno del nostro corpo così composto:

 

 entrate:           bevande           1,200                    uscite:         respirazione       0,400

                        alimenti            1,100                                       traspirazione      0,750

                        r. metaboliche  0.200                                       urine                  1,200

                                                                                               feci                   0,150

 

 

 

Acqua  =  Bene economico

 

5 – quanto costa un litro d’acqua potabile, pagato con il canone all’Acquedotto  Pugliese ?

6 – quanto costa l’eccedenza,  al litro ?

7 – quanto costa un litro di “acqua sporca”  che si immette nella rete delle acque  nere ?

8 – quanta acqua richiede  la produzione di un kg di:

          zucchero             carta                   ferro              plastica

         pomodori              carne di vitello        grano              mais                                                                                    

 

 La crescita economica è andata avanti sulla base di principi acquisiti nei secoli scorsi, sull’illusione della illimitatezza  delle disponibilità delle risorse idriche, fino a che  i consumi sono cresciuti al punto che le risorse idriche sono apparse nella loro realtà, non solo non illimitate, ma addirittura sono scarse per le attuali necessità.

        Nella maggior parte dei casi si usa molta più acqua di quanto sarebbe necessario, a parità di servizio o, nel caso dell’industria, a parità di merce prodotta.

Gli inviti al risparmio sono tanto meno convincenti quanto più si vede che le aziende acquedottistiche o le amministrazioni pubbliche  sono le prime a sprecare acqua in varie forme e modalità.

        L’Acquedotto Pugliese perde circa il 35 %  delle centinaia di migliaia di metri cubi di acqua al giorno che trasporta in Puglia dalla Campania e Basilicata scavalcando montagne e vallate. Il terremoto del 1980 lesionò la condotta principale dell’Acquedotto pugliese, mettendo in crisi l’approvvigionamento idrico,  e lasciando per mesi la Puglia con l’acqua razionata.

        Proprio per il fatto che l’acqua potabile, per legge, deve essere di alta qualità e a basso contenuto di sostanze contaminanti, diventa sempre più rara e costosa, ed è inaccettabile che questa acqua sia usata per fini impropri o vada perduta. Anche tutte le operazioni industriali consumano acqua in quantità molto superiore a quella che potrebbe essere consumata con una più accurata progettazione del ciclo produttivo.

Mentre, davanti  alla scarsità e al prezzo sempre crescente dell’energia, si è lentamente sviluppata la “cultura del risparmio energetico” , e di conseguenza è diminuito il “costo energetico” delle merci e dei servizi,  ben poco fino ad ora si è fatto per comprendere e valutare il “costo in acqua” delle merci. Tale “costo in acqua” potrebbe essere definito come la quantità d’acqua necessaria per produrre una unità di peso di una merce. Il costo in acqua delle merci ha variazioni enormi da un processo all’altro, da uno stabilimento all’altro, a seconda degli accorgimenti introdotto per il risparmio e/o per il riciclaggio delle acque usate. A titolo di esempio, e per solo  l’ordine di grandezza, ecco alcuni costi in acqua:

 

mais, riso        1 m3 per kg                             carta                            100-250 litri per kg

grano             0,3-0,5  m3  per kg                  alluminio da min.           450 l. per kg

zucchero        100-150 litri per kg                 carne bovina                 3-5 m3  per kg

acciaio           50-200 litri per kg                  carne di pollo               3500 litri per kg

raff. Petrolio   4 –40 l. per kg

               

        Bisogna pensare a nuovi cicli produttivi a basso consumo di acqua, a sistemi di controllo, a innovazioni tecnologiche, a incentivi economici, che spingano nella direzione del risparmio e riutilizzo dell’acqua. Basti pensare che un kilo di mais coltivato in Sicilia richiede una quantità d’acqua 4 volte superiore a quello coltivato in Lombardia. Una mucca richiede circa 70 litri d’acqua al giorno,  per cui il costo giornaliero varia a seconda se viene allevata in Lombardia o in Sicilia.

Esistono varie “guerre dell’acqua” attualmente ancora come guerre fredde, ma fino a quando ?  L’Egitto mantiene truppe schierate ai confini col Sudan. Fra le due nazioni l’acqua del grande e unico fiume è stata così suddivisa:  55,5 miliardi di m3 all’Egitto e 18,5 al Sudan (il resto  è degli altri paesi: Etiopia, Uganda e Kenia), eppure Egitto e Sudan non contribuiscono agli apporti idrici del fiume. L’Etiopia vi contribuisce per l’86% e il restante 14% è fornito da Kenia, Uganda, Tanzania, Ruanda e Burundi. Ora anche l’Etiopia vuole la sua acqua per i propri fabbisogni e nel 1999 le N.U. hanno organizzato un incontro pacificatore tra i paesi  del  bacino del Nilo.

        Nel 1975 fu evitata una guerra calda tra Siria e Irak grazie alla mediazione dell’Arabia Saudita. La Siria aveva costruito sull’Eufrate la diga di TABQA, riducendo drasticamente l’afflusso di acqua a valle e provocando una crisi agricola in alcune province irakene.

Anche il conflitto arabo-israeliano nasconde lo scontro per l’acqua.  Il 67 % dell’acqua che Israele consuma proviene dai territori occupati nel 1967 e  la popolazione araba è totalmente dipendente dalle acque artesiane, perché Israele ha concentrato tutto il potere sull’acqua nelle sue mani. Dal 1967 Israele ha concesso ai palestinesi solo 34 permessi per nuovi pozzi. Ogni cittadino israeliano dispone di 35 m3 all’anno, mentre ogni palestinese ne ha solo 24. Nel 2000 l’agricoltura palestinese ha consumato una quantità d’acqua pari al 2% di quella israeliana. Mentre i pochi pozzi palestinesi possono arrivare fino a  140 m di profondità,  quelli israeliani arrivano fino a 800 m. Israele non cederà mai le alture del Golan alla Siria: da quelle alture  si controlla dall’alto la valle del fiume Giordano e dalle sorgenti di quel massiccio montuoso  proviene quasi un terzo dell’acqua, oltre alle sorgenti stesse del fiume Giordano.

        Un programma ventennale della Turchia di costruire  22 dighe sui fiumi Tigri ed Eufrate ( e loro affluenti) ha scatenato le ire di Iran, Iraq e Siria, in quanto ciò diminuirà drasticamente la portata dei due fiumi. Dal 1998 tra Turchia, Siria e Irak vi è uno stato  di guerra non dichiarata.

        Perfino Stati Uniti e Canada stentano a trovare un accordo per l’utilizzo delle acque dei Grandi Laghi,  che costituiscono il 20 % delle risorse mondiali di acqua dolce. E ci sono forti discordie anche tra Stati Uniti e Messico per l’utilizzo delle acque del Rio Grande del Nord, che segna anche un lungo tratto di confine tra i due paesi.  La Commissione Mondiale per l’Acqua ritiene che almeno 20 bacini fluviali siano in condominio con due o più nazioni e che potrebbero essere causa di guerre calde, viste le sempre più crescenti esigenze di acqua, a cui è indissolubilmente legato e condizionato lo sviluppo economico e sociale. In generale, fino a oggi,  nel Diritto Internazionale, è valso e tacitamente accettato  il diritto di priorità: chi è primo nel tempo è primo nel diritto, nell’uso e nel prelievo di acqua dai fiumi di confine.

        Volendo schematizzare i molti ruoli svolti dall’acqua, sia in natura che nella vita economica e sociale dell’umanità, sono state prospettate tre principali funzioni dell’acqua:

- l’acqua è la più usate delle risorse naturali

- l’acqua come principale agente di collegamento tra gli ecosistemi

- l’acqua come principale fattore dei cicli globali della materia, a cui corrispondono tre distorsioni socio-economiche:

1 -  è la sostanza meno riciclata,

2 -  diminuisce sempre più quella  utilizzabile per i diffusi inquinamenti

3 - aumento delle situazioni estreme, come conseguenza delle alterazioni del clima (irregolarità delle precipitazioni nel tempo e nello spazio).

        L’acqua dolce è solo il 3 % di quella esistente sul globo. Ma di questa solo  1 % è utilizzabile per bere, coltivare e produrre, in quanto il 2 % è immobilizzata nei Poli e ghiacciai. Dal 1930 ad oggi la popolazione mondiale si è triplicata, ma i consumi d’acqua sono cresciuti di 6 volte. Oggi circa 1,5 miliardi di persone dispone di circa 20 litri d’acqua al giorno, mentre un canadese ne utilizza 350  e nel 2050, col raddoppio dell’attuale popolazione, il fabbisogno d’acqua per i vari usi aumenterà vertiginosamente, anche tenendo conto delle aspirazioni di tanta parte dell’Umanità ad un tenore e qualità di vita senz’altro migliore, se non identico a quello occidentale  o  per lo meno abbastanza prossimo. In alcuni paesi estesi e con  grandi variazioni climatiche  ( Cina, India, Pakistan, ed altri ) si assiste, quasi impotenti, ad un doppio fenomeno negativo:  desertificazione di vaste zone già a bassa piovosità e  una forte migrazione interna da tali regioni semidesertiche  verso regioni più ricche d’acqua,  con spostamenti di decine di milioni di persone , creando  forti tensioni sociali tra le varie popolazioni.  Inoltre in tali nazioni l’uso dell’acqua dei fiumi  è quasi gratuito, per cui pensare di far pagare oggi l’acqua pone problemi di sicurezza  e stabilità politica immensi.

        Il fatto è che essa è mal distribuita: basti pensare che con l’acqua che il Rio delle Amazzoni porta a mare si potrebbe soddisfare i bisogni idrici di una popolazione pari al doppio di quella mondiale attuale, e che con l’acqua del fiume Congo si potrebbero soddisfare i bisogni di una popolazione 4 volte superiore a quella attuale dell’Africa. La piovosità di Berlino è molto prossima a quella di Palermo, ma gli effetti non sono gli stessi.

        Secondo alcuni studiosi, l’ACQUA sarà il bene economico più richiesto del XXI secolo ed essa avrà lo stesso ruolo che ha avuto il PETROLIO nel XX secolo.    Come per il petrolio, anche per l’acqua esistono paesi che hanno il controllo dei rubinetti, e altri che dipendono da’uso a pagamento del rubinetto stesso. La risorsa acqua è diventata ancor più scarsa della terra da coltivare e costringe circa 3 miliardi di persone, metà dell’Umanità, ad una vita malsana.  La mancanza d’acqua innesca una spirale perversa che potrebbe portare a carenze di cibo, diffondersi di malattie, scontri etnici e conflitti. La situazione è particolarmente grave in Asia, il continente più inquinato del pianeta, nel quale 830 milioni di persone non dispongono di acqua potabile in casa. Fra 25 anni metà della popolazione mondiale avrà difficoltà a reperire acqua per usi familiari e agricoli.  Sempre in Asia il 90 % degli scarichi viene gettato  nei fiumi, laghi e mare senza alcun trattamento. In Cina, la nazione più popolosa del mondo, l’80 % dei fiumi sono troppo inquinati anche per i pesci e l’agricoltura consuma il 70 % dell’acqua potabile.

I prelievi di acqua dal sottosuolo creano situazioni inizialmente imprevedibili. La laguna veneta si è abbassata di parecchi decimetri per il fenomeno di  “costipazione” (= compressione e diminuzione di volume di strati di terreni privati del contenuto in acqua), L’inquinamento della falda acquifera costiera per infiltrazioni di acqua marina.. La GIORDANIA  soddisfa i suoi fabbisogni idrici attingendo dalla falda acquifera la quale, al ritmo dei consumi attuali, si prosciugherà verso il 2040, con chissà quali conseguenze. A  SANA’A, capitale dello Jemen, la falda acquifera si abbassa di 6 metri all’anno e tra qualche decennio sarà completamente asciutta. Il  lago ARAL, in Asia centrale, è ridotto ad un pantano salato, poiché la superficie e il volume d’acqua si sono ridotti dell’80%.

        Circa un quinto dell’Umanità vive il dramma della sete, in quanto dispone di appena  3 litri di acqua al giorno. Basti pensare che un cittadino americano dispone di 425  litri al giorno, un francese di 125, un italiano di 120. La Commissione Mondiale per l’Acqua indica in 50 litri al giorno per persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Noi italiani con 50 litri ci facciamo la doccia, mentre a tanti altri tale acqua deve bastare 2 settimane per sopravvivere.

Il 22 Marzo 2001 è stata celebrata la giornata mondiale dell’acqua; Istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla base delle raccomandazioni della Conferenza dell’ONU sull’Ambiente e lo Sviluppo, intende portare l’attenzione dei cittadini sulla necessità di azioni concrete volte alla conservazione e allo sviluppo sostenibile delle risorse idriche.

Oggi si  infittiscono sempre più gli incontri e scontri internazionali sul tema Acqua (3° Forum Mondiale dell’Acqua, in Giappone 16-23 Marzo 2003  e 1° Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua, Firenze 22-23 Marzo 2003, tanto per citare gli ultimi in ordine di tempo)  anche perché si sono  formate due correnti di pensiero su tale tema. Secondo alcuni essa è un bene economico, da sottoporre alle leggi di mercato, della domanda e dell’offerta, il cui prezzo fluttua con le leggi di mercato. Secondo altri invece l’acqua è un bene esistenziale, un bene pubblico per eccellenza, indispensabile alla vita e alla sopravvivenza  per cui bisogna garantire un minimo vitale per tutti, come per diritto  primario innato.

 

 

 

La   risorsa   acqua

 

 

 

9  – L’acqua di mare, in caso di bisogno, si può bere per dissetarsi?

10 – Cosa significa “piovosità 750 mm”?

11 - Cosa significa  salinità” dell’acqua di mare?

12 - In quale fascia di piovosità è situata Putignano e dintorni?

 

 L’acqua di mare è una soluzione salina di composizione qualitativa e quantitativa variabile. Essa contiene disciolti ionizzati tutti  gli elementi chimici. La salinità dei principali mari è la seguente:

 

Mar Baltico                                                   7.000  p.p.m.

Mar Caspio                                                  13.000 “

Mar Nero                                                     20.000 “

Mar Bianco                                                  28.000 “

Mare Adriatico settentrionale                      29.000 “

Oceano Pacifico                                          33.000 “

Oceano Atlantico                                         36.000 “

Mare Mediterraneo                                      39.000 “

Mar Rosso                                                    43.000 “

Golfo di Kara-Bogaz (Mar Caspio)               164.000 “

Mar Morto                                                  220.000 “

 

             La salinità  “media”  del mare   è di 35.000   p.p.m. = 35 gr. per litro

 

 Dei 510.000.000 km2 di superficie della Terra, circa i 2/3 sono coperti di acqua. La quantità d’acqua sulla Terra  è stimata in circa 1400.000.000di km3.  La sua quantità è tale che se si immagina una terra sferica e piatta, allora tutte le acque formerebbero uno strato ( o una “buccia”)  dello spessore di circa 3 km. Il 97 % di questa si trova raccolta nei mari e negli oceani sotto forma di acqua salina, con concentrazione media  di 35 grammi per litro e dei quali circa 29 sono NaCl. Tale salinità è troppo elevata perché essa possa essere usata per bere, lavarsi, per usi agricoli  e per la maggior parte degli  impieghi industriali.

Il rimanente 3 % dell’acqua esistente sulla Terra, circa 42.000.000 di km3 , è costituita da acqua dolce, povera o priva di sali, così distribuita:

 

immagazzinata nei ghiacciai                                        km3      30.000.000

immagazzinata nelle acque sotterranee                       km3      11.000.000

immagazzinata nei laghi                                              km3      120.000

immagazzinata come umidità nel terreno                     km3      24.000

immagazzinata come umidità dell’atmosfera                km3      13.000

immagazzinata nei fiumi                                             km3      12.000

 

 Di quest’acqua dolce, peraltro, solo una parte (pari allo 0,75 % di tutta l’acqua esistente sulla Terra) si trova come acqua liquida nei fiumi, laghi e sottosuolo, con un contenuto salino inferiore a circa 1 grammo per litro.

Le acque dei fiumi e del laghi, a loro volta, rappresentano solo 0,01 % del totale dell’acqua esistente sulla Terra. Una piccola parte dell’acqua terrestre è in continuo movimento, partecipando ad un ciclo di evaporazioni e precipitazioni e spostandosi da una parte all’altra del pianeta.

Sulla superficie dell’Italia cade  ogni anno in media una quantità d’acqua corrispondente ad uno spessore di 1000 mm  (pari cioè a 1000 litri per m2 all’anno) con notevoli variazioni in senso longitudinale, latitudinale e altimetrico. Dell’acqua disponibile nei serbatoi naturali (fiumi, laghi, falde sotterranee) circa 55-60 miliardi di m3 all’anno sono utilizzati per usi umani così distribuiti approssimativamente:

agricoltura                   40.000.000    m3  all’anno,  pari a circa il 60 %

industria                      12.000.000    m3  all’anno,  pari a circa il 25 %

usi domestici e urbani   6.000.000      m3  all’anno,  pari a circa il 15 %

 

 La dissalazione dell’acqua di mare segue, grosso modo, tre processi fisici, con numerose varianti:

1 – distillazione

2 – congelamento

3 – osmosi inversa

con risultati e costi notevolmente diversi, attualmente non competitivi con i costi delle acque meteoriche. A titolo di esempio e per il solo ordine di grandezza, oggi così costerebbe:

 

gasolio  £.  1600 al litro           potere termico  15500 kcal al kg

acqua  T = 20°  C             C.L.fusione     79     C.L. vaporizzazione  540

 

per raffreddamento  (79+20)*(1600/15500) = circa 0.005 € al litro = £ 10

per distillazione   (80+540)*(1600/15500)  =  circa 0.03 € al litro = £ 60

al costo dell’acqua come materia prima bisogna poi aggiungere

1 – il costo dell’investimento

2 – il costo di gestione

3 – il costo di commercializzazione

 

Acqua potabile e inquinamenti

 

 13 - un’acqua, per essere potabile, deve avere determinati requisiti chimici, fisici e batteriologici. In generale, conosci qualcuno di tali requisiti ?

 14 - cosa si intende per  “acqua minerale” ?

 15 - cosa si intende per  “falda acquifera” ?

 16 - conosci qualche sostanza inquinante e gli effetti sulla salute umana ?

 17 - conosci qualche legge o norma a carattere comunale o provinciale o regionale o nazionale che disciplini e razionalizzi l’uso dell’acqua potabile ?

 

 

 

         Agosto 1999. La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Itali (1999/4849 ex art. 226 Trattato). Essa contesta il decreto del 1992 che disciplina la commercializzazione  delle acque minerali. In sostanza la legge del 1992 consente che nelle “acque minerali” possano essere presenti ben 19 sostanze  (Arsenico, Cadmio, Piombo, Cromo, Benzene e altri ) in misura superiore rispetto ai limiti consentiti per le “acque di rubinetto” , e per giunta senza l’obbligo  di essere dichiarate sulle etichette.

        Sono tutte sostanze che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato cancerogene se presenti in certe concentrazioni, tanto che nella memoria n. 256 dell’Ottobre 2000 l’OMS fissa i limiti massimi di tali inquinanti, limiti che devono valere per tutti i tipi di acque destinate al  consumo umano. La discrepanza della legislazione italiana deriva dalla definizione delle caratteristiche delle acque:

    Acqua potabile  (di rubinetto): acque di fiumi, laghi, pozzi ed altre fonti, che prima di essere immesse nella rete di distribuzione devono subire dei processi e dei trattamenti fisici, chimici e batteriologici per avere determinati requisiti definiti da apposite leggi.

    Acqua minerale : acque provenienti da captazioni di sorgenti e imbottigliate senza trattamenti chimici e fisici. Consentito solo il trattamento meccanico del filtraggio e l’aggiunta di anidride carbonica. Pertanto le caratteristiche chimiche e fisiche delle  acque minerali dipendono dalle rocce e dai sedimenti contenti la falda acquifera che alimenta le sorgenti.

        L’OMS fornisce suggerimenti per migliorare la qualità dell’acqua potabile, allo scopo di migliorare la salute collettiva, fornendo tecniche e metodi  ampiamente collaudati nel tempo e nello spazio. Suggerisce di aggiungere all’acqua CLORO come battericida di lunga durata e ad ampio spettro d’azione. Laddove sono presenti particolari inquinanti  (es.  cloro più fenoli formano clorofenoli che danno all’acqua un odore pungente e sgradevole) esso viene sostituito col Biossido di cloro, il quale presenta le stesse caratteristiche del cloro, ma in più non forma clorofenoli  e rimuove anche il Ferro e il Manganese. Negli acquedotti italiani viene aggiunto, in dosi ottimali, anche FLUORO, allo scopo di prevenire e combattere la carie dentale.

 

 L’acqua per essere potabile  deve avere delle caratteristiche ben precise di igienicità, per cui in pratica l’acqua classificata come potabile è abbastanza poca e diminuisce a causa dei diffusi inquinamenti. Leggi apposite disciplinano le caratteristiche dell’acqua potabile. Sono stati  fissati i limiti massimi sia a livello comunitario (direttive CEE) che con disposizioni nazionali (Decreti del Presidente della Repubblica) riguardanti i parametri organolettici  (colore, torpidità, odore, sapore, ecc), i parametri fisico-chimici (temperatura, ossigeno disciolto,  cloruri, solfati, ecc) le sostanze indesiderabili (nitrati, ammoniaca, azoto, idrogeno solforato, fosfati, ecc) e quelle tossiche (Arsenico, cianuri, mercurio, piombo, ecc) nonché i parametri microbiologici  (coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali. ecc). Per l’Italia particolarmente importanti sono il DPR 3 luglio 1982, concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acque potabili, e il DPR 24 maggio 1988, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, entrambi in attuazione di direttive CEE

A titolo di esempio ecco i valori massimi di alcune sostanze che possono trovarsi nell’acqua potabile:

 

         sostanze solide totali disciolte    500,0  p.p.m.

 

Cloruri 250,0p.p.m.Piombo 0,05p.p.m.
Solfati250,0"Arsenico0,05"
Nitrati45,0 "Cromo0,05"
Zinco5,0 "Argento0,05"
Rame1,0"Cadmio0,01"
Manganese0,05"Selenio0,01"
Fenoli 0,001"   

   

 

La presenza di calcio è ritenuta un fatto positivo.

Il Fluoro viene aggiunto fino ad un  massimo di 2,4 p.p.m.

L’acqua, per alcuni apporti, è considerata un vero e proprio “alimento”.

 

         Inquinanti

Metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Mercurio, Cromo……) usati in molte industrie e processi industriali  (ind. pellami e vernici, ind. metalmeccaniche, ind. elettriche ed elettroniche…..)

Pesticidi e nitrati usati in agricoltura, soprattutto nella monocultura e nell’agricoltura intensiva (sono inquinate vaste aree del Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, zone della Campania….), E’ da ricordare che gli inquinanti si accumulano nella catena alimentare.

 

         Effetti degli inquinanti

Tutti i metalli pesanti producono danni più o meno diffusi e gravi, ma permanenti, a carico del sistema nervoso.

Mn, Fe, Zn, solfati, danno all’acqua un colore rossastro e sapore sgradevole.

Fenoli, idrocarburi, pesticidi danno all’acqua sapore e odore sgradevole.

Il Cloro da un odore pungente.

        La pericolosità degli inquinanti è stata accertata a-posteriori, dopo tempi molto lunghi di osservazioni e statistiche sulla salute di popolazioni.

 

         I disastri ambientali, i continui allarmi  sugli inquinanti e la cattiva gestione degli acquedotti hanno prodotto una esplosione nel consumo dell’acqua minerale  (in verità tutte le acque sono minerali, nel senso che  essa è un potente solvente di tutti quei composti chimici contenenti un legame ionico e presenti nelle rocce e terreni che essa attraversa). Tale consumo  è passato da 56 litri a testa nel 1986 a 76 litri nel  1988  a 172 nel 2002, con enormi guadagni da parte di pochi che hanno approfittato della sete di molti: basta paragonare il costo di un litro d’acqua minerale con uno  dell’acquedotto.

        Con 242 marche di aque minerali presenti sul mercato italiano, oltre il 52 % della popolazione italiana beve acqua minerale  con 116 litri a testa in media  (dati ISTAT 1993 ) con un aumento del consumo di acqua in bottiglia del 250 %  dal 1983 al 1992 e con ampie oscillazioni a livello regionale ( Lombardia 159, Emilia Romagna 146……….Molise 45, Calabria 18 ). Sulla scelta dell’acqua minerale incidono vari fattori: il consumismo di massa, il benessere economico, l’attenzione alla salute, la bassa qualità dell’acqua degli acquedotti e il loro cattivo funzionamento, ma anche pregiudizi ed una propaganda accattivante ed insinuante. Per legge, l’analisi dichiarata sulle etichette delle bottiglie va rinnovata ogni  5 anni, mentre gli acquedotti eseguono analisi giornaliere  e su richiesta di qualunque utente.

        Infine si è aggiunta “la guerra delle bollicine”: l’acqua minerale gasata fa bene o male ?  L’acqua frizzante (per aggiunta di CO2) gonfia lo stomaco e disturba la digestione (vero) ma è più dissetante e batteriologicamente pura (vero). Un decreto ministeriale  (31/2001) ha reso operante in Italia una norma europea riguardante l’uso e le caratteristiche degli apparecchi di purificazione delle acque, basati su filtri al carbonio, per migliorare la qualità dell’acqua potabile. Tale decreto consente anche la possibilità di commercializzare l’acqua trattata con tali filtri.

Ciò ha aperto la porta ad un nuovo prodotto da immettere sul mercato: l'“acqua depurata “, per affari colossali. Basti pensare che un litro di acqua di rubinetto prima di arrivare al filtro costa circa 1 lira al litro, mentre dopo che è uscita dal filtro viene fatta pagare a caro prezzo, anche ad alcune migliaia di lire al litro (notizie di stampa  quotidiana dell’estate 2001) servita  in alcuni ristoranti come “acqua depurata”.  Giocando ed approfittando della scarsa informazione, dell’ignoranza e con una propaganda insinuante, a partire dall’estate 2001, è stata immessa sul mercato un nuovo tipo di acqua, l’acqua depurata, in concorrenza con quelle già presenti sul mercato.

        Dal 26 dicembre 2003 l’acqua di rubinetto dovrà diventare più “buona”, perché entrano in vigore nuovi limiti massimi di sostanze indesiderabili, previsti da un decreto legislativo del 2001 (n. 31), in attuazione di una direttiva comunitaria. Per esempio, il Piombo non dovrà superare i  0,025 p.p.m.  (era di 0,05 p.p.m.), e l’Arsenico  dovrà scendere a  0,010 p.p.m.. Per quest’ultimo elemento  il limite rimane 0,050 p.p.m. per le acque minerali, e questo doppio limite ha innescato un acceso dibattito giornalistico-sanitario durante l’estate del 2002.

        Una legge italiana del 1933 stabilisce che, dovunque siano, le acque sono pubbliche e che un privato può usare tali acque pubbliche in quantità determinata e pagando un prezzo, cioè un canone,  allo Stato. La concessione d’uso delle sorgenti comporta un canone di  0,000005 euro per litro, cioè 0,005 euro per metro cubo d’acqua, ma chi controlla la quantità d’acqua prelevata dalla sorgente ? All’atto pratico un privato può utilizzare le acque pubbliche pagando allo Stato una cifra  (che  è di alcuni centesimi di lira al  litro), un canone così basso che spesso non viene neanche richiesto al concessionario. Così questi, in tal modo, diventa  “padrone” dell’acqua, e può usarla per svariati usi, e può venderla a cifre che variano a seconda degli usi e, nel caso dell’acqua potabile, da 0,2 a 0,5  euro al metro cubo.

 

 L’acqua  nella storia dell’uomo

 

         A Stoccolma nel 1972 in concomitanza con la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano, fu realizzata anche una campagna di sensibilizzazione della popolazione al problema acqua. Per sensibilizzare gli allievi delle scuole elementari al problema dell’ambiente,, nei giorni della conferenza, le maestre distribuirono ad  ogni bambino un mattone che doveva essere portato a casa e messo nella vasca del water-closet. La cassetta così avrebbe contenuto meno acqua e i bambini avrebbero potuto constatare, e mostrare ai genitori, che i gabinetti funzionavano altrettanto bene consumando meno acqua.

In passato c’era molto più attenzione e cura per il problema acqua. Basti pensare che a Roma, intorno al 100 d. C. , funzionavano molti acquedotti che convogliavano in Roma, attraverso 500 km di acquedotti, circa 1200 litri d’acqua al giorno per persona. All’inizio dell’Impero venne  creata la carica di  curator acquarum  per la sovrintendenza alla manutenzione degli acquedotti.  Conviene qui ricordare che, sempre a Roma,  nel 1936 la disponibilità idrica era di 600 litri al giorno per persona, ed attualmente è di circa 800 litri.

        Comunque il rapporto tra l’uomo e l’acqua è stato sempre strettissimo, sotto molti punti di vista. Basta riflettere su due considerazioni che, per quanto astratte e generiche, trovano comunque conferma:

1 - Tutte le civiltà, grandi o piccole, si sono sviluppate intorno a fiumi, di cui utilizzavano le acque.

2 - la capacità espansiva di una civiltà risiedeva nella capacità di dominare le acque,  sia interne che esterne, a partire dalla colonizzazione greca del Mediterraneo per   finire alla politica delle cannoniere del secolo scorso.

        Che l’irrigazione dei campi fosse un elemento fondamentale per l’abbondanza dei raccolti fu compreso molto presto dall’uomo. Basti pensare alla deificazione del Nilo in Egitto  (3° millennio a.C.) o alla legislazione finalizzata alla manutenzione continua e ad un controllo centralizzato  per migliorare l’efficienza di tale tecnica agricola. Il codice di Hammurabi  (1700 circa a.C.) contiene alcuni articoli riguardanti l’acqua e le opere idrauliche  (es. sancisce che chiunque mancava al dovere di curare la sua parte di canali di irrigazione veniva condannato a risarcire col suo raccolto i danni causati dal cattivo funzionamento della rete idrica).

        Anche Etruschi e Romani hanno avuto una grande stima  e rispetto per l’acqua: Basta pensare alle bonifiche agrarie per migliorare la produttività agricola e agli acquedotti per la qualità della vita cittadina. In età imperiale ben 11 acquedotti portavano acqua a Roma (il primo, voluto da  Appio Claudio Cieco, nel 312 a.C.)  e tutti funzionanti fino alle devastazioni operate da  Vitige, re dei Goti, nel  537 d.C.  Di tali acquedotti antichi, funzionano ancora oggi quello dell’ ACQUA VERGINE  e quello di PAOLO-TRAIANO.  Di tali opere i Romani erano orgogliosi, li esportarono in tutte le regioni dell’Impero non come simboli di potere, ma perché  capirono, e fecero capire, il valore e il peso economico  e sociale dell’acqua. Così si esprime Giulio Sesto Frontino  (curator acquarum  nel 97 d.C.) a proposito degli acquedotti: “A siffatte costruzioni,  necessarie per così ingenti quantità d’acqua, oseresti paragonare le inutili piramidi d’Egitto, oppure le altre opere dei graci, improduttive e tuttavia famose ? “  Proprio il riconoscimento all’acqua di un proprio valore e di una propria funzione, ha spinto l’uomo a spendere enormi energie per controllare i capricci del tempo e dell’acqua con opere miranti a:

a - disciplinare il deflusso, favorendo le irrigazioni e arginando le inondazioni  (a cominciare dal 3° millennio a.C.)

b - costituire delle riserve e costruire  manufatti per distribuirla nei momenti di maggior bisogno, anche per controbilanciare l’irregolarità delle piogge. Forse la più antica diga (ma certamente grande per quei tempi)  è la diga di  MARIB  (Arabia Meridionale, attuale Jemen) costruita  in pietra nel 520 a.C., lunga 600 metri e alta 18, che si è conservata quasi intatta poiché fu sepolta dalla sabbia, in seguito alla desertificazione della zona, e riportata alla luce dagli scavi archeologici.

        La stessa Storia delle Civiltà ci parla del doppio usa dell’acqua: come mezzo di sviluppo e come arma di offesa. Interrompere la fornitura d’acqua durante i lunghi assedi, inquinare i pozzi con carogne di animali, minare e distruggere gli acquedotti, sono da  millenni azioni di guerra molto comuni e poco costose s che utilizzano l’acqua come strumento di sterminio di massa. Il primo a parlare dell’acqua come arma è ESCHILO  (V sec. A.C.) nella tragedia  I SETTE A TEBE  racconta che durante l’assedio alla città, venne  impedito l’accesso all’acqua agli abitanti della città. Sempre Eschilo nella tragedia EUMENIDI racconta che basta gettare nei pozzi escrementi di animali per rendere imbevibile l’acqua. TUCIDITE  racconta che durante la guerra del Peloponneso  (431-404 a.C.) “su Atene piombò all’improvviso una pestilenza, a cominciare dal Pireo, per cui corre voce che i Peloponnesi avessero avvelenato le cisterne”.  Anche il generale romano MANLIO  AQUILIO , nel 129 a.C., soggiogò molte città dell’Asia Minore avvelenando i pozzi. Le cose vanno così anche oggi: vedi la guerra in Bosnia (1992-95 d.C.)  e in Somalia (guerre tribali 2002 d.C.).

        Oggi, a livello mondiale, tutti i fiumi sono più o meno sfruttati e controllati. In Italia sono sottoposti all’ Autorità di bacino , imbrigliati in tutti i modi possibili e, chi più chi meno, impoveriti delle loro acque. Molti fiumi italiani degli Appennini esistono solo sulla carta e per qualche alluvione, poiché tutte le loro acque sono  state captate da dighe di varie forme e dimensioni, o perché i loro letti sono stati divorati da una urbanizzazione selvaggia.

        Le dighe attualmente sono in cemento  (ad arco, a gravità, miste) ed in terra battuta  ( a gravità). La costruzione di una diga  ha dei costi sociali ed economici non quantificabili o a volte volutamente occulti:

-  in genere il lago occupa terreni agricoli di ottima qualità

 - costringe ad evacuazione forzosa o forzata dei residenti

        La recente diga delle TRE GOLE sul fiume YANGTZE in Cina ha provocato lo spostamento di circa 10 milioni di persone, con città e villaggi.

 

L’acqua in famiglia

 

18- In quale anno è stato istituito l’ente  “Acquedotto Pugliese” ?

19- Quando è arrivata a Putignano l’acqua dell’Acquedotto Pugliese ?

20– Quanta acqua al giorno dispone una famiglia, mediante il contratto di fornitura con l’A.P.?

21– Quali sono le  “fonti”  dell’A.P.?

22– Conosci il  “consumo di acqua” di alcuni elettrodomestici per “unità di uso” ?

doccia                         lavatrice                                 lavastoviglie

bagno in vasca           sciacquone del water             igiene personale quotidiana

23- Un rubinetto perde acqua a goccia a goccia. Ipotizzando varie situazioni di perdite, fai una stima delle perdite

24- Conosci qualche norma legislativa  o artificio tecnico mirante al risparmio dell’acqua ?

25- Ritieni che l’acqua debba essere un bene del tipo  “usa e getta” o del tipo  “usa e riusa” ?

26- Quale futuro per l’A.P.?  Ritieni che debba rimanere un ente pubblico e che possa diventare un ente privato?

 

 

         Le docce erogano da 15 a 18 litri al minuto, ma lo stesso effetto lavante può essere ottenuto  con una diversa progettazione dell’impianto ed una erogazione di 10 litri al minuto. I comuni rubinetti domestici  lasciano scorrere da 6 a 8 litri al minuto, ma gli stessi effetti lavanti si ottengono con metà erogazione. Il consumo di acqua nei water-closet è attualmente di 10-16 litri per ogni sciacquata,  e il water assorbe il 40% dei consumi idrici familiari. Ma potrebbe essere notevolmente inferiore con una diversa progettazione dell’impianto di scarico. Una lavastoviglie consuma da 12 a 20 litri, mentre un lavaggio a mano utilizza da 15  a  350 litri. Una lavatrice consuma da 80 a 100 litri e una lavata di mani costa in media 2 litri d’acqua.

Attualmente sono in commercio, ed usati in luoghi per comunità (bar, ristoranti, motel,  alberghi e simili), rubinetti ad  “acqua morbida”, “rubinetti intelligenti”, sciacquone differenziato per il water-closet.

        Il minimo fabbisogno di acqua potabile per l’uomo è di circa 2,5 litri al giorno per persona. La quantità passa ad alcune decine di litri se si aggiungono i fabbisogni per la preparazione dei pasti  e quelli per l’igiene personale. Se si aggiungono i  “consumi sociali”  allora i consumi possono arrivare  a centinaia di litri al giorno nelle grandi città, o il tenore di vita è più alto  e sono più numerosi e diversificati i servizi sociali  (scuole, ospedali, giardini pubblici, lavaggio strade, caserme, piscine, ecc.).

        Di fronte  al generale ed incalzante incremento dei fabbisogni idrici e degli impianti di approvvigionamento che hanno interessato il nostro paese nel secondo dopoguerra, con la legge n. 129 del 4 Febbraio 1963 fu disposta la redazione del PIANO REGOLATORE GENERALE DEGLI ACQUEDOTTI, approvato dal Governo nel 1968. Il piano rappresento la prima  e approfondita indagine, a livello nazionale, sullo stato di approvvigionamento idrico  e dei fabbisogni futuri fino all’anno 2015, stabilendo l’adozione di criteri uniformi a livello nazionale al fine di soddisfare i fabbisogni idrici. A titolo  orientativo esso predispone una tabella di valori di dotazioni individuali  (consumo medio giornaliero per abitante), graduati in funzione della concentrazione dei centri abitati. Per esempio,  la quantità minima di acqua considerata necessaria è di 250 litri/giorno per persona nelle grandi città e di 80 litri/giorno per persona nelle comunità isolate.

        In Italia esistono circa 13.000 acquedotti (interregionali, regionali. Provinciali, comunali) i quali distribuiscono acqua per i vari fabbisogni, prelevando per il 52% da falde acquifere (pozzi), per il 37% da sorgenti e per l’11% da acque superficiali (fiumi, laghi). Per es., a Firenze il 90% dell’acqua proviene dall’Arno. Essi coprono il 95% dei fabbisogni in Emilia-Romagna e  Lombardia, il 93% in Friuli-Venezia-Giulia e tale soddisfacimento diminuisce man mano che si scende nella penisola, fino al 30% in Puglia, 29%  negli Abruzzi, 18% in Campania e Molise, 11% in Calabria. Tante le cause di tali differenze: tra cui il clima, lo sviluppo longitudinale dell’Italia, la catena appenninica e gli acquedotti colabrodo  (si va da perdite del 20% in Lombardia al 35%  in Puglia).

 

 

 L’acqua dei nostri rubinetti

  

         I territori della Puglia e Basilicata presentano una peculiarità, rispetto al complesso quadro nazionale, per quanto riguarda la disponibilità  e l’utilizzo delle risorse idriche. La presenza di aree a bassa piovosità e senza corsi d’acqua, in presenza di terreni spesso di natura carsica, con adiacenti bacini idrografici di buona consistenza, hanno favorito in questi ultimi 100 anni la realizzazione di grandi trasferimenti d’acqua e di complesse reti di distribuzione. Inoltre in Puglia l’approvvigionamento si è arricchito dell’apporto dell’acqua prelevata da pozzi, con abbassamento della falda acquifera e infiltrazioni di acqua salina lungo le coste. In tutta la regione vi sarebbero tra 80.000 e 90.000 pozzi circa, da cui si attinge in modo non pianificato. La dislocazione di tali pozzi,  insieme alla loro intensità, contribuisce all’impoverimento della falda acquifera.

        Nella Puglia e Basilicata, i servizi attinenti l’approvvigionamento, captazione e accumulo delle risorse idriche, ad uso plurimo e ad usi irrigui, vengono curati prevalentemente dall’ENTE PER LO SVILUPPO DELL’IRRIGAZIONE E LA TRASFORMAZIONE FONDIARIA IN PUGLIA, LUCANIA E IRPINIA, con sede in Bari e dal CONSORZIO PER LA BONIFICA DELLA CAPITANATA, per quanto riguarda l’utilizzo delle acque dei fiumi Fortore e Ofanto.

L’Ente Irrigazione ha realizzato e gestisce infrastrutture idriche, tra cui 8 dighe localizzate nelle citate aree. Tutti gli invasi sono finalizzati ad un uso plurimo delle acque  (uso agricolo, uso industriale e uso civico), ad esclusione delle acque accumulate nelle dighe del Basentello, di Acerenza e di Genzano la cui destinazione è esclusivamente irrigua-agricola. Tali invasi sono tra loro interconnessi o in fase di interconnessione, al fine di assicurare la continuità degli apporti idrici e la manutenzione delle infrastrutture.

        Per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua, la legge n. 36 del 1994  (legge Galli) disciplina attraverso  piani di ripartizione  concordati  le consistenze da destinare ad usi irrigui, potabili, industriali e idroelettrici. Mentre l’ENTE IRRIGAZIONE cura i processi di captazione, accumulo e trasferimento delle risorse idriche, l’ENTE AUTONOMO PER L’ACQUEDOTTO PUGLIESE  (EAAP) interviene per le componenti relative all’uso civile, nelle fasi di potabilizzazione, distribuzione e depurazione, completando il ciclo integrato di trattamento delle acque.

        Per quanto riguarda il complesso sistema acquedottistico, i grandi trasferimenti d’acqua appuro-lucani sono  5, di cui uno, quello dell’Ofanto, in via di ultimazione, oltre a pozzi e acquedotti locali ausiliari. Alla fine degli anni ’80  la situazione degli approvvigionamenti idrici era costituita dai seguenti acquedotti:

Acq.  del  Sele-Calore   (sorgenti del Sele)                lt/sec.      5.800

Acq.  del  Fortore  (diga di Occhito)                          lt/sec.      1.700

Acq.   del Pertusillo   (diga del Pertusillo)                  lt/sec       4.000

Acq.    del Sinni  (diga di Monte Cotugno)                  lt/sec.      2.800

Acq.  ausiliari locali                                                   lt/sec       1.800

Prelievi da pozzi                                                        lt/sec         800

 

 

         Mediamente la dotazione di acqua che è possibile erogare è di circa 360 litri al giorno per persona, per una popolazione complessiva di oltre 4.000.000 di abitanti. Tale dotazione comprende anche le perdite, valutate dai tecnici dell’EAAP nell’ordine del 35 %, che si verificano lungo le opere di trasporto e nelle reti di distribuzione, il cui sviluppo complessivo è di circa 12,000 km.

 

            L’acquedotto del Sele-Calore  (indicato col n.1 nella figura) è stato il primo grande acquedotto costruito per dare acqua alla Puglia, realizzato dal 1906 al 1939. Adduce  l’acqua  della sorgente del Sele e l’idea di captare tali acque e trasferirle in Puglia fu manifestata per la prima volta nel 1867 dall’ing. Camillo Rosalba del Genio Civile, allora residente a Foggia. Nel 1902 il progetto fu ripreso, discusso in Parlamento e approvato con un piano di spesa ventennale. Il progetto prevedeva la captazione delle acque delle sorgenti del Sele (420 m. s.l.m.) e trasferirla in Puglia mediante una condotta principale  lunga più di 262 km, con delle diramazioni di circa 1398 km.

        La costruzione fu affidata alla Società  Anonima Ercole Antonico e Soci nel settembre del 1905 e raggiunse la Puglia nel 1911-13. Nella città di Bari l’acqua arriva il 24 Aprile 1915.  Nello stesso anno in quasi tutta la provincia e nel 1916 arriva a Taranto. Tale condotta principale passa nei pressi  Gioia del Colle, dove l’acqua arrivò 9-1-1915. I lavori subirono una interruzione durante la prima guerra mondiale, e furono portati a termine  nel 1939 dall’EAAP, subentrato nel 1923 alla impresa concessionaria. L’ENTE AUTONOMO PER L’ACQUEDOTTO PUGLIESE  venne istituito con la legge  n.  1365 del 23 Settembre 1920. A Putignano l’acqua arrivò  il 26 Maggio 1923 alla fontana monolitica di via Noci  (quasi alle spalle dell’attuale Pretura), nelle cui vicinanze venne costruito un enorme cisterna con funzione di serbatoio. Da essa con delle pompe viene inviata al serbatoio sopraelevato sito   nella torre (costruita nel 1925) alle spalle della chiesa di S. Pietro. Da qui, per caduta, si distribuisce nella rete idrica del paese e delle fontane pubbliche (sulle quali c’è anche la data !!).

        L’acquedotto pugliese è costituito da un’arteria principale, detta CANALE PRINCIPALE, che partendo da Caposele si snoda per circa  262 km attraverso 4 province fin nei pressi di Villa Castelli. E’ un canale a pelo libero, in muratura, che corre in lieve pendenza , ora in galleria, ora in rilievo ora in trincea, ora su ponti per attraversare Appennini e Murge, rilievi e avvallamenti.

        Subito dopo la seconda guerra mondiale si manifesto la necessità di integrare la portata dell’acquedotto del Sele. A tal fine furono captate le acque della sorgente “la Francesca” alle falde del Vulture e immesse nel canale principale. Successivamente, nel 1964, la disponibilità aumentò con il collegamento del canale principale alle sorgenti di Cassano Irpino. Il collegamento è costituito da una galleria lunga circo 17 km, la cui costruzione richiese 6 anni.

        L’acquedotto del Pertusillo  (n. 2 nella figura) rappresenta un grosso balzo in avanti per quanto riguarda la disponibilità in quantità  e continuità nel tempo. Esso utilizza l’acqua accumulata dalla diga di Pietra del Pertusillo, sul fiume Agri, in provincia di Potenza, e l’acqua viene potabilizzata in un impianto che il più grande d’Italia ed uno dei primi in Europa. Per lo più, le sue acque vengono distribuite nella parte centro-meridionale della Puglia. Con opportune diramazioni esso è collegato sia con l’acquedotto del Sele, che con quello dell’Ofanto.

        L’acquedotto del Sinni  (n. 5 in figura) rappresenta l’ultimo grande apporto idrico all’acquedotto pugliese, sempre per servire la parte centro-meridionale della Puglia. Esso è alimentato dall’acqua del fiume Sinni, accumulata nel grande lago artificiale ottenuto con lo sbarramento di Monte Cotugno, che è la diga in terra più grande d’Europa.

        Per il futuro l’EAAP prevede il potenziamento degli altri acquedotti appuro-lucani e la realizzazione di opere di interconnessione  dei vari acquedotti, in modo integrarli in un unico grande acquedotto. Ciò permetterà di poter chiudere temporaneamente alcune condotte principali per la periodica manutenzione, senza interrompere sia l’approvvigionamento che l’erogazione dell’acqua.

 

 

Qualche numero sull’EAAP

 

442 serbatoi

346  stazioni di sollevamento

6  impianti di potabilizzazione

19.635 km di rete idrica

877.000 utenze servite

4.623.000 abitanti serviti

acqua immessa nella rete: 579 milioni di m3 per anno

acqua  potabilizzata: 309 milioni di m3 per anno

312 litri  al giorno per abitante

16.077 esami chimici e batteriologici delle acque eseguiti annualmente

6996 km di fogna nera

522 km di fogna bianca

2.882 km di allacciamenti di fogna

 

 (fonte:  riviste dell’EAAP)

 

 Tariffe idriche in vigore dal 01-01-1997

 

Impegnativo contrattuale:  m3 73 all’anno

Costo  acqua al litro: 0.785 £.= 0.00040 €

Costo acqua:  L. 785 * 73 = 57.305 = 29.56 €

L’importo nolo del contatore varia a seconda delle dimensioni dello stesso

Canone acqua:  £. 86.699 = 44.78 €, comprensivo di canone, nolo contatore e I.V.A.

Eccedenza                   1^ fascia da m3 73,01  a 110  (37 m3) a 0.53 € al m3

                                   2^ fascia da m3 110 a  146  (36 m3) a  0.93 € al m3

                                   3^ fascia  da m3 146 a 256  (110 m3) a 1.43 € al m3

                                   4^ fascia  oltre m3 256     a 1.77 € al m3

 

 Canone Fogna  L. 25.000 + I.V.A, 20 % = 30.000=15.50 €

 

Leggi e  decreti

 

R.D. 523/1904  Testo unico sulle opere pubbliche. Interventi sui corsi d’acqua a difesa del suolo

R.D. 326/1923   Istituisce il vincolo idrogeologico. Vincolo a bosco il 40 % del territorio nazionale. Col DPR 616 /1977 tali poteri sono trasferiti alle  regioni.

R.D. 1775/1933  Testo unico sulle acque. In particolare stabilisce che le acque sono  beni dello Stato.

Legge  129/1963 Dispone la redazione del Piano Regolatore Generale degli Acquedotti, stabilisce i fabbisogni minimi individuali e collettivi,  e prevede opere per fabbisogni estrapolati fini 2015.

Legge 319/1976 Disciplina gli scarichi superficiali e sotterranei e definisce le competenze per la tutela delle acque.

Legge 183/1989  Disciplina l’uso dell’acqua (ripartizione dei fabbisogni  preventivate insieme alle costruende opere) e del suolo adiacente. Istituisce l’Autorità di bacino e delega alle regioni numerose competenze.

Legge 36/1994 Norme per la tutela ambientale, delle aree demaniali e delle acque pubbliche.

D.P.R 1363/1950   Istituisce il Servizio Nazionale Dighe.

D.P.R. 515/1982  concernente la qualità delle acque destinate all’uso potabile.

D.P.R. 236/1988  riguardante le qualità delle  acque  destinate al consumo umano.

D.P.R.275/1993 concernente la concessione delle acque pubbliche.

Legge Regionale 36/1982  Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento.

Legge Regionale 24/1983  Tutela ed uso delle risorse idriche e risanamento delle acque.

Legge Regionale 5/1993 Modifiche alla L.R. n. 24/1983.

 

 

        Firmato dal Ministro degli Esteri italiano L. DINI con il governo albanese l’intesa per la realizzazione di un acquedotto sottomarino di 85 km per portare l’acqua dei fiumi albanesi in Italia  (Gazzetta del Mezzogiorno del 19-12-1997).

 

        Attività Internazionali  sull’Acqua

 

Conferenza delle N.U. sull’acqua a Mar della Plata – Argentina 1977

Conferenza Internazionale sull’acqua – Dublino 1992

Conferenza Mediterranea dell’acqua – Roma 1992

Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile –Johannesburg 2002

2003 Anno internazionale dell’Acqua – Patrocinato dall’ ONU

1° Forum Mondiale dell’acqua  1997 – Marrakech in Marocco

2° Forum Mondiale dell’acqua  2000  L’Aia   in Olanda

3° Forum mondiale dell’acqua  2003  Kioto in Giappone

1° Forum Alternativo Mondiale sull’acqua  2003  Firenze in Italia

 

 

 

 

 

 Bibliografia

G. Nebbia – Il problema dell’acqua – Cacucci Editore  1969- Bari

G. Nebbia – La sete – Editori Riuniti 1991 – Roma

Rusconi – Acqua – Ed. Verde Ambiente 1994 -  Roma

Vandana Shiva – Le guerre dell’acqua  - Feltrinelli  2003- Milano

Notizie di stampa varia (Riviste periodiche, quotidiani, ecc..)

Stampe e pubblicazioni varie edite da Lega Ambiente

 

 

 

Suggerimenti e idee per il risparmio

 

In casa:

 

-- rubinetti ad “acqua morbida”    (già sul mercato)

-- rubinetti  “intelligenti”           (già sul mercato)

-- sciacquone del water a  scarico differenziato    (già sul mercato)

un tasto fa  scaricare tutta la vaschetta, un altro fa scaricare metà del contenuto in acqua.

-- preferire la doccia al bagno

l’uso della vasca da bagno richiede da 70 a 100 litri d’acqua, comunque alla fine del bagno occorre il “ risciacquo” per togliere schiuma e detergenti dalla pelle. La doccia mediamente  richiede 20-25 litri,  ma anche la metà se durante  “l’insaponata” si chiude l’acqua.

-- riutilizzare l’acqua  =  riciclo

l’acqua di cottura di pasta e verdura è utilizzabile per altri usi: innaffiare vasi e giardino,  primo lavaggio di oggetti che richiedono un ciclo di lavaggi                                      

-- rinunciare al  “lusso idrico”, cioè  a cose costose in bisogni d’acqua

nel clima mediterraneo, è molto più economico e naturale il giardino ”all’italiana”  e  non  quello   “all’inglese  col prato”.

-- utilizzare elettrodomestici a pieno carico

-- curare la manutenzione periodica degli impianti

-- incentivare la costruzione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.