Liceo "Ettore Majorana" di Putignano

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Liceo Scientifico Statale

 

 

“LA GIARA”

 

“LUMIE DI SICILIA”

due atti unici di L. Pirandello

con:

Rita LIPPOLIS, Donato CELLARO, Valeria GILIBERTI, Manuela DIMUCCIO, Sara CAMPANELLA, Antonella LAERA, Caterina LOPERFIDO, Raffele PANTALEO, Saverio SIMONE, Francesco RUSSO, Antonella LOLIVA, Grazia VESPUCCI

 


Adattamento e regia :

Paolo LIPPOLIS

 

 
Scene:

Luci:

Suono:

Foto

Deni BIANCO

Mike STASI

Angelo MEZZAPESA

Nancy D'IPPOLITO

   
LUNEDI 22 dicembre: ore 20.00 (per l'ANT);
MARTEDI 23 dicembre: ore 9,00 ed ore 11,00 (matinè per gli studenti);
MERCOLEDI 4 febbraio: ore 20,00 per il ROTARY (Teatro Margherita);
   
PRESENTAZIONE

“LUMIE DI SICILIA”

E' una commedia in un atto tratta dalla novella omonima, rappresentata per la prima volta nel 1910.

L' more di Micuccio per Teresina ha profonde radici che lui ha continuato ad alimentare, mentre lei lontana, presa da una brillante vita, cancella i ricordi del passato.

Micuccio Bonavino, suonatore nella banda di paese, credeva di essere unito a Teresina per la vita. Lui scoprì la bellissima voce quando da ragazzina questa cantava nel paese; lui vendette un podere, unica sua ricchezza, per fittare un pianoforte e acquistare le musiche; lui pagò le spese del conservatorio per farla studiare, ma…quando Micuccio corre per raggiungerla in una città del nord dove lei vive, il suo sogno va gradualmente in frantumi: i domestici lo escludono dal festoso ricevimento per la serata d'onore; da tutti viene deriso ed ignorato; gli fa compagnia solo la mamma di lei Marta e, dal dialogo con questa, apprende che Teresina non è più degna di lui.

Il tempo e le circostanze possono far cambiare la persona amata fino a farla diventare diversa da quella che era.

SEQUENZA FOTOGRAFICA

Lumie di sicilia è la commedia che ha aperto la giornata teatrale dei majorani. La commedia di Luigi Pirandello, riadattata da Paolo Lippolis, ha intrattenuto il pubblico per il primo atto. Il protagonista (Micuccio) interpretato da Raffaele Pantaleo ha dato inizio allo spettacolo raccontando ai concittadini che intendessero acquistare da lui le cosiddette “lumie di Sicilia”, la storia del suo amore. La scena si svolge inizialmente in proscenio, dove incontrerà un ragazzo (Saverio Simone)che intende comprare i suoi limoni. Dopo vani tantativi di raccontargli la storia del suo amore , il ragazzo se ne va ormai stufo del solito racconto.Successivamente riceverà la visita della madre e di zia Marta (Caterina Loperfido e Rita Lippolis), seguite dall'incontro con una ragazza (Valeria Giliberti), che comprerà le lumie e ascolterà la storia che Micuccio ha da raccontare.

Dopo questa prefazione, il sipario si apre e mostra al pubblico un salone di una casa molto lussuosa. Su questo sfondo aprono la scena due signorine che puliscono( Antonella Laera e Sara Campanella) immediatamente interrotte dal maggiordomo Ferdinando( Donato Cellaro) che le congeda.

Improvvisamente suonano alla porta e la cameriera( Manuela Dimuccio) va ad aprire: “Chi sarà mai?”. Era Micuccio, che aveva intrapreso un viaggio di 36 ore per incontrare il suo amore, Sina Marnis( Antonella Loliva) che ora era diventata una cantante famosa. Sorpresa la cameriera, va a chiamare Ferdinando, il quale tenta in tutti i modi, dal momento che quella sera era prevista una “serata d'onore”, di farlo andare via. Vista l'irremovibilità dell'ospite (inatteso) il protagonista racconta il suo passato e il perché del suo arrivo: sposare Sina. Dopo le continue risate dei due domestici, Micuccio spinto da tanta irriverenza, suona con il suo sassofono, un brano del paese. Nel mezzo della sua esecuzione tuttavia viene interrotto da un gran fracasso proveniente dall'esterno: sono gli invitati con Sina. Senza far caso alla presenza di Micuccio, la cantante e gli ospiti si trasferiscono nel salone continuando a riempirla di complimenti. Di seguito al gruppo entra in scena la madre di Sina( zia Marta) che stupita accoglie il compaesano offrendogli la cena. Tra i due ha inizio una lunga conversazione nella quale lui realizza che Sina è cambiata ed è diventata ormai irraggiungibile. All'improvviso fa la sua entrata in scena Sina, e Micuccio preso da un momento di rabbia, strattona il suo vecchio amore urlandole contro, e sul sottofondo dei pianti di zia Marta abbandona quella casa per sempre donando alla madre di Sina le lumie destinate a sua figlia, che tanto le ricordano il passato nel piccolo paesino siciliano. Il tutto si conclude con un lungo applauso.

“LA GIARA”

La commedia vive tutta nel contrasto fra due personaggi di opposto carattere.

Don Peppino, proprietario di una bellissima giara che si è rotta e Domenico Licasi, il concia-brocche incaricato di ripararla.

Don Peppino, padrone iracondo e autoritario, si è portato in campagna l'avvocato che lo interpella per ogni fatto, anche minimo, per difendere i suoi interessi, che sente continuamente lesi. La rottura della giara lo manda addirittura in bestia. Viene invitato a chiamare il concia-brocche Domenico Licasi che alle sue esplosioni d'ira, non si scompone affatto e gli risponde sempre per le rime. Il caso gioca un brutto tiro: la giara che Don Peppino ha acquistato, è larga di pancia ma stretta di bocca; Domenico la ripara da dentro e no può più uscire. Il caso diverte l'avvocato e tutti gli astanti esasperando sempre di più la contorta coscienza giuridica di Don Peppino. Ne nasce un “caso” paradossale: “alloggio abusivo o sequestro di persona?”

SEQUENZA FOTOGRAFICA

Sullo sfondo di una cascina dell'ottocento ha inizio “La Giara”, la commedia che ha allettato gli spettatori durante il secondo atto. La scena inizialmente si presenta con una donna di campagna, Rosetta (Rita Lippolis), e con il “gran padrone” Don Peppino (Donato Cellaro) in vesti alquanto affettuose mentre guardano le olive che quest'anno a quanto pare produrranno buon olio. Ciò viene interrotto da Lenuccia (Antonella Laera), Carmela (Sara Campanella) e altre contadine che , intonando un allegra canzone, trasportano dei sacchi di olive. Rosetta infastidita e preoccupata dal pericolo che abbiano potuto <<seminare olive per terra>> le rimanda a lavorare. Nel frattempo giunge Biagio (Francesco Russo) che porta con sè il concime per le mule. Rientra in scena Don Peppino che si lamenta dell'arrivo improvviso di Biagio il quale minaccia di scaricare il concime << dove viene viene>> e di andarsene. Nel frattempo entra l'avvocato (Manuela Dimuccio) ospitato da Don Peppino, che vuole sapere cosa stia accadendo; dopo aver spiegato l'accaduto all'avvocato, Don Peppino e Biagio escono di scena. L'avvocato è nevrastenico per le continue richieste da parte del padrone per futili ragioni, tant'è che, nella speranza che possa vedersela da solo con i suoi problemi, gli ha regalato il codice civile. Abbandona infine la scena ribadendo diverse volte che la mattina dopo se ne sarebbe andata. Rosetta, ancora in scena, vede arrivare Antonia (Valeria Giliberti) e Maria (Caterina Loperfido) che devono fare un lavoro in cantina: spostare la giara vecchia per dar spazio alla nuova. Nel frattempo Lenuccia e Carmela rientrano e non avendo faccende da sbrigare aspettano che il padrone torni per dar loro delle commissioni. << Noooooooooooooo>> Ecco un urlo che anima la scena: la giara si è rotta!!! Spaventate perché << chi lo sentirà Don Peppino>> c'è chi cerca la fuga, chi tenta di mantenere la calma e chi corre a chiamare il padrone. Quest'ultimo rende la situazione ancora più critica perché non riesce a capire come possa esser successa una cosa simile; così manda Lenuccia a chiamare Domenico Licasi (Saverio Simone) il conciabrocche, anche se per Don Peppino la giara è persa per sempre. Ecco che arriva il maestro Domenico, un tipo di poche parole che dopo aver guardato a lungo la giara dice a Don Peppino che due “spennellate” di mastice renderanno la giara come nuova. Ovviamente Don Peppino non è d'accordo perché pretende anche i punti. Dopo aver insistito inutilmente ( sul fatto che il mastice sia sufficiente a riparare la giara) Domenico inizia a lavorare aiutato da Antonia che gli mantiene il pezzo rotto mentre lui si infila dentro. Dopo aver “accomodato” la giara si rende conto che non riesce più ad uscire. Il signor Licasi continua ad urlare e a chiedere aiuto mentre Antonia chiama tutte le contadine, le quali non fanno altro che ridere, e Don Peppino, che gli nega di rompere la giara per poterne uscire. È in queste situazioni che c'è bisogno del giudizio legale: l'avvocato rientra ridendo perché non riesce a capire come possa Don Peppino tenere così tanto ad una giara da lasciarvi rinchiuso dentro un uomo. L'avvocato fa il punto della situazione ripentendo che << questo è sequestro di persona>> e che il signor Licasi e Don Peppino devono mettersi d'accordo. Dopo aver dibattuto a lungo riguardo la situazione, l'avvocato stabilisce che il maestro Domenico debba pagare una somma a Don Peppino perché lo faccia uscire di li. Il concia brocche, dopo aver udito “la sentenza” decide di rimanere nella giara ritirandosi all'interno e rifiutandosi di pagare. Don Peppino, talmente arrabbiato, urla sotto le risate delle contadine e dell'avvocato stesso, che riesce a calmarlo portandolo fuori scena con se. Nel frattempo con le dieci lire, che Don Peppino gli ha dato per l'esecuzione del lavoro, Domenico manda Antonia a comprare del vino e a invitare gli altri del paese per fare festa. È nel bel mezzo di questa festa, che irrompe Don Peppino infuriato tirando un calcio alla giara che cade rompendosi. E il concia brocche?!?! <<è morto! Don Peppino la pagherà! Così la finirà di essere un gran padrone! >>. Il maestro Domenico invece è vivo ed è felice per averla fatta vinta al padrone che, triste, piange per la perdita della giara.